“L’art doit discuter, doit contester, doit protester”

L’arte deve discutere, contestare, protestare»: da Pompidou a Boulez, quando la politica sapeva dare asilo al dissenso e alla ricerca. Per interrogarsi sul presente Casa della Musica apre questa sezione del sito con un testo scritto nel 2013.
Redazione
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14 marzo 2026

Come Casa della musica pubblicammo questo breve articolo nel 2013 sul sito spazioallamusica.org. Oggi, dopo tredici anni, vorremmo aprire con queste parole il nostro Quaderno di riflessione.

«L’art doit discuter, doit contester, doit protester.»

A scandire queste parole — l’arte deve discutere, contestare, protestare — non fu un musicista d’avanguardia o un agitatore di piazza, ma Georges Pompidou: statista conservatore, banchiere, Primo ministro e poi Presidente della Repubblica francese. Non era retorica d’occasione, ma il manifesto fondativo di una politica culturale che trovò la sua forma d’acciaio e vetro nel Beaubourg, e che volle al proprio interno perfino l’IRCAM, affidato a Pierre Boulez per dare asilo alla ricerca musicale più radicale e intransigente.

Riletta oggi, quella dichiarazione suona quasi inconcepibile. Il vuoto non riguarda soltanto la scomparsa di una visione estetica così coraggiosa, ma investe il linguaggio stesso del potere. Nei discorsi istituzionali l’arte, intesa come gesto vivo, dissonanza necessaria o spartito che disturba il coro, è del tutto assente, o quasi. È stata sostituita da un termine più docile, decorativo e rassicurante: la «cultura».

Di questa cultura si parla sempre più spesso in termini generici o contabili. È una voce di bilancio, un capitolo di spesa da rivendicare o tagliare, un metro di confronto con i fondi stanziati dagli altri Paesi in un eterno, mortificante dibattito sui centesimi. Tutto questo sta trasformando l’artista — che si trovi davanti a una tela o con tra le mani uno strumento musicale — in un questuante, un esecutore precario senza un vero futuro.

Beaubourg Centre Pompidou: la facciata celebra il pensiero del suo fondatore nel centenario della sua nascita (1911 – 2011)

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